fbpx
Surf Travel Blog by Grillo, traveling Kitesurf Instructor
David Ingiosi kite journalis

David Ingiosi: In Viaggio con i Piedi, con la Testa e con la Penna Intervista ad uno che è abituato ad intervistare...

Se fai Kite in Italia e sai leggere, quasi sicuramente ti è capitato sotto gli occhi un articolo di David Ingiosi.

David è con tutta probabilità il giornalista più attivo nel panorama kite in Italia, e di atleti ne ha intervistati parecchi. Ha un passato da ufficiale ed istruttore di vela nella marina, ed ora come giornalista e video reporter si occupa di sport acquatici e di tutte le classi veliche, su diverse testate. Nel 2018 ha fatto da speaker al TTR World Championship, e tutt’ora lavora anche come istruttore di kite presso lo Stagnone a Marsala, dove passa la maggior parte dell’anno.

David ingiosi con Carlos Mario Bebe
David Ingiosi con Carlo Mario Bebe

Frequentando gli stessi spot ci siamo probabilmente passati vicino più volte (per esempio l’anno scorso a Gizzeria), ma non ci siamo mai incontrati di persona. Quando ci siamo sentiti però, come spesso succede tra persone che condividono le stesse passioni, la sensazione è stata quella di fare una chiacchierata con una persona che conoscevo già da tempo.

David è uno che le interviste è abituato a farle, quindi per una volta ho voluto ribaltare la cosa, intervistandolo io.
Sapevo che poteva essere un ospite giusto per la sezione del blog Living The Dream”, dedicata a chi è riuscito a vivere delle proprie passioni, e quando ho sentito le sue risposte alle mie domande ho capito subito che avevo fatto la scelta giusta a contattarlo. Mi sono quasi commosso nel sentire la risposta alla domanda sui compromessi nel vivere le proprie passioni, ho pensato “Allora è vero, succede proprio a tutti…”

Abbiamo parlato di viaggi, di sport d’acqua, e delle professioni di giornalista e di istruttore. Spero che leggerete le sue risposte con lo stesso gusto che ho avuto io nel trascriverle.

Buona lettura!

David ingiosi al microfono

Intervista a David Ingiosi

Ciao David, per favore presentati ai lettori!

Ai lettori di “Leave! the Dream” non posso che presentarmi come un viaggiatore, un sognatore ed un curioso.

I miei viaggi, oramai da tanti anni, sono legati alle mie passioni: il mare e gli sport acquatici. Entrare in mare e viverlo attraverso sport come kite, windsurf e vela è la mia dimensione privilegiata. Tutte queste passioni ho cercato poi di viverle attraverso la scrittura.

Insomma sono uno che viaggia con i piedi, con la testa e con la penna! Eheheh!

Prima o poi ci si incontra, e anche se non lo sai, ti sei già incontrato.

In anni di kite, pur frequentando gli stessi spot e le stesse persone, non ci siamo mai incontrati di persona… Come pensi sia possibile?

Sai, chi viaggia, chi fa sport, e soprattutto chi condivide la stessa passione prima o poi si incontra. Non solo fisicamente, perché alla fine si frequentano le stesse destinazioni, ma anche nei luoghi “virtuali”, in maniera non meno suggestiva.

Ma soprattutto, chi condivide la stessa passione si incontra a livello mentale, perché si è mossi dalle stesse ambizioni e suggestioni, e si ha voglia di scoprire le stesse cose.

Prima o poi ci si incontra, e anche se non lo sai, ti sei già incontrato.

“Lawyers don’t surf” – Point Break

Anche tu ti sei laureato in Giurisprudenza per poi dedicarti completamente ad altro.
Se lo chiedono a me, rispondo spesso citando Point Break: “Gli avvocati non fanno surf”.
Tu che dici, c’è davvero un’incompatibilità?

Ahahaha! (ride di gusto) Anche per me Point break è un film cult, in cui tutti ci riconosciamo. No?!

Quella battuta piace anche a me tantissimo perché rompe un cliché (lo sketch si conclude con Bodhi che risponde “E lui sì!” ndGrillo). Uno può sicuramente fare l’avvocato, il medico, l’ingegnere… o un altro lavoro con una certa iconografia di rigore e serietà, e poi seguire le proprie passioni.

Curiosamente il primo corso di kite me lo fece un avvocato, che durante l’estate si ritagliava uno spazio per fare l’istruttore. A me piacque tantissimo questo mix per cui uno può smettere i panni dell’avvocato, starsene in mare e rendersi irriconoscibile. E’ giusto che sia così.

Io mi sono laureato in legge, e ho anche praticato per qualche anno, ma non ho mai visto quello che fai nella vita come un “contenitore stagno”. Puoi tranquillamente vivere realtà diverse contemporaneamente, anzi è un’abilità da curare!

David ingiosi video reporter

Ci racconteresti i tuoi esordi come giornalista?

Ho iniziato abbastanza tardi a lavorare come giornalista, quando avevo quasi 30 anni. Però è come se avessi maturato dentro di me molti anni prima l’idea di fare questo lavoro. Non tanto perché mi piaceva la scrittura, anche se avevo una certa attitudine, ma come mezzo per vivere le mie passioni.

Da piccolo seguivo trasmissioni come “Jonathan – Dimensione Avventura” e “Campo Base” di Ambrogio Fogar. Agli inizi degli anni ‘80 si iniziava a parlare per la prima volta di spedizioni, sopravvivenza, e soprattutto di sport estremi. Io ne ero affascinato e volevo raccontare queste persone e quello che facevano più che farlo io. Poi naturalmente per farlo devi in qualche modo frequentare quegli ambienti…

Per me il mestiere di giornalista è un mezzo per raccontare, è l’aspetto che mi piace di più.

Oddio raga, chi si ricorda questa sigla? 

Ho iniziato facendo il GR la mattina presto a Radio Popolare Network a Roma, è stata la mia palestra, con tanto di levatacce all’alba. Scrivevo le notizie e poi andavo in onda come speaker. Mi sono occupato anche di calcio e di arte, lavorando in un’agenzia di comunicazione.

Poi, soprattutto per trovare lavoro, bisogna specializzarsi. Io avevo un bagaglio nautico/marinaresco perché ho frequentato il collegio navale Francesco Morosini e sono poi stato ufficiale e istruttore di vela per la marina. Insomma, fin da piccolo ho frequentato il mare anche in maniera professionale, e questo è confluito nella mia scrittura.

E con il kite quando hai iniziato?

Come per il giornalismo, anche al kite sono arrivato abbastanza tardi, prima ho praticato per più di 10 anni il Windsurf, era la mia più grande passione subito dopo la vela. Ne ero appagato perché ti dà tutte le sensazioni che ti dà anche il kite: il vento, la planata, gli elementi… Tutti i miei viaggi già ruotavano attorno a questa passione.

Poi è scattato qualcosa.

Io già da me sono un curioso, ma la vera molla è stata la maggiore versatilità del kite, che ti permette di uscire in mare anche con meno vento rispetto alla funboard nel Windsurf. Stare in spiaggia mentre gli altri fuori si divertivano mi ha convinto a iniziare.

Fin dal primo secondo in cui sono stato sulla tavola il kite mi ha catturato, è stata una passione travolgente che non mi ha più abbandonato.

David Ingiosi speaker al TTR World Championship a Gizzeria

Quando hai capito che avresti potuto vivere delle tue passioni?

Subito.

Le mie passioni sono sempre state una componente fondamentale, che ho inseguito ad ogni costo. Per me era impensabile non vivere qualcosa che mi piacesse.

Questo si è trasformato in professione quando ho cominciato a guadagnare e ad avere le prime collaborazioni come giornalista.
In Italia è una professione abbastanza ambita, ma trovare persone che ti retribuiscano adeguatamente non è facile. Devi scoprire da solo come fare, perché non te lo dice nessuno.

Con i primi soldi mi comprai una moto da enduro: una XT Yamaha. Quando poi ci andavo in giro pensavo tra me e me “Sono riuscito a vivere di quello che mi piace”, è stata una sensazione bellissima.

Hai dovuto accettare qualche compromesso? Tornando indietro rifaresti tutto?

Il compromesso più grande è quello con te stesso: scegliendo di fare qualcosa rinunci a tante altre. Ma è un compromesso che ho vissuto a cuor leggero, perché ero convinto di quello che mi piaceva. Non avevo altra possibilità che inseguirlo.

I compromessi con gli altri invece, sono naturalmente più difficili.

Innanzitutto con i miei genitori, che magari si sarebbero aspettati da me una vita più “canonica”, e le altre persone che ti accompagnano, soprattutto le fidanzate. Ho avuto compagne che hanno sofferto le mie passioni. Non dico che “venivano dopo”, ma il mio tempo libero era assorbito dai viaggi alla ricerca del vento, dal vivere in spiaggia e dall’aspettare le condizioni meteorologiche giuste, e questo a lungo andare pesa.

Con il tempo uno impara a scegliersi delle persone che, anche se non le condividono, quantomeno accettano le tue passioni… e si prendono tutto il pacchetto! Ahah!

David Ingiosi intervista in spiaggia

Quanti progetti porti avanti al momento? Quale di questi occupa la maggior parte delle tue risorse?

Collaboro con riviste tecniche e sono direttore di diverse testate, quindi scrivo tutti i giorni. La Vela mi occupa più tempo rispetto al kite ed agli altri sport perché ha più praticanti, più riviste di settore ed una maggiore comunicazione.

Ma non smetto mai di seguire il kite ed ho in cantiere un bellissimo progetto, un portale dedicato a tutti gli sport acquatici a cui seguirà un magazine sia in italiano che in inglese. Non vedo l’ora che sia online!

GLI SPORT E LE ATTREZZATURE ALLA FINE NON SONO CHE DEGLI STRUMENTI, CIÒ CHE IMPORTA È CHI LI VIVE.

C’è una storia che ti è piaciuto di più raccontare o un atleta che ti è rimasto maggiormente impresso?

Sono tante le storie che mi piace raccontare, e sono storie soprattutto umane. Gli sport e le attrezzature alla fine non sono che degli strumenti, ciò che importa è CHI li vive.

Mi piacciono tanto le storie dei grandi protagonisti di questo sport, che hanno anche umanamente un potenziale enorme. Ad esempio Ruben Lenten che, anche attraverso la passione per il suo sport, è riuscito a sconfiggere il cancro. Queste sono le storie per cui io faccio questo lavoro.

Mi diverte anche raccontare gli esordi degli atleti, dove ci sono purezza , entusiasmo, ma anche un atteggiamento irriverente, spavaldo ed allo stesso tempo ingenuo. Ti fanno sognare.

Thierry Schmitter in azione

Ma la storia che più mi ha coinvolto a livello emotivo è quella di Thierry Schmitter, praticante e promotore del seat kite, una disciplina che permette alle persone con disabilità anche importanti di vivere il mare ed il kitesurf.

Thierry ebbe un incidente scalando una parete di ghiaccio in montagna, sopravvisse ad una caduta di 70 metri. Il fatto di non poter più camminare per lui è secondario, perché è contento di essere vivo, e si vive questo sport alla grande: fa dei salti allucinanti e non riuscivo a stargli dietro.

Mi ha detto: “Io in acqua sono libero”.

E’ veramente forte, un modello non solo per chi ha problemi fisici, ma anche per chi non ce li ha.

David Ingiosi Istruttore di Kite

Nonostante le diverse attività di cui ti occupi, trovi ancora il tempo di fare l’istruttore. Hai ancora la passione per l’insegnamento?

Faccio l’istruttore da molti anni, ho iniziato con la vela alla base militare della Maddalena in Sardegna. Ho insegnato anche Windsurf e sono Istruttore IKO ormai da anni.

L’insegnamento è un’attitudine, è anche quella una passione. Io amo tantissimo insegnare, apprezzo la didattica, ma siccome ognuno impara in maniera diversa, l’insegnamento deve riuscire ad adattarsi a caratteristiche fisiche e mentali differenti. Non dimentico mai di come ho vissuto io l’apprendimento.

Per me è un divertimento assoluto.  Mi piace il momento in cui la gente riesce ed esulta: è una felicità che mi piace rinnovare di volta in volta.

Lo Stagnone a Marsala, in Sicilia

Stagnone Kite SpotIo non sono ancora stato allo Stagnone. Che mi dici per invogliarmi a visitare lo spot?

Lo Stagnone ormai ha raggiunto una popolarità tale a livello anche internazionale che ti invoglia ad andarci.

Parliamo di una laguna gigantesca con un fondale basso, una statistica di vento molto alta e acqua piatta con qualsiasi condizione. Uno spot perfetto sia per chi vuole imparare che per chi vuole e perfezionarsi.

Io mi son trasferito in Sicilia soprattutto per vivere questo posto. E’ accogliente, pieno di gente da tutto il mondo, ed è una palestra dove impari e cresci. Il clima è mite per tantissimi mesi all’anno, si mangia bene ed i Siciliani sono simpaticissimi! Ma qui non si vive solo la Sicilia, perché ci passa davvero il mondo. E’ fantastico, prima o poi bisogna venirci!

Raccontaci dei tuoi viaggi. Ti trovi a viaggiare spesso per lavoro? Quanti paesi hai visitato fino ad adesso?

Ho cominciato a viaggiare ancora prima che per lavoro per scoprire posti, conoscere nuove culture e mettermi in gioco, fin da quando ero piccolo. Poi il viaggio è diventato anche professionale e quindi ora buona parte dell’anno sono in giro e prendo un sacco di aerei.

L’Europa l’ho vista praticamente tutta, soprattutto i paesi affacciati sul mare: Francia, Spagna, Portogallo, Germania, i paesi scandinavi… e l’Olanda, dove ho vissuto per 3 anni.

Poi alla ricerca di vento (ride) e di luoghi esotici, sono stato in Brasile, Egitto, Marocco, a Capo Verde, Mauritius… ed ho vissuto in Kenya per un anno, dove ho diretto una scuola di kite.

Insomma i viaggi non finiscono mai. Ma io viaggio anche senza muovermi, perché scrivendo di mare e di viaggi, anche se mi trovo a casa davanti al computer, viaggio con la testa, programmo itinerari… Che poi li realizzi o meno non importa, si tratta di una concezione che hai di te al mondo, che non mi ha mai abbandonato.

David Ingiosi in ViaggioHai una destinazione preferita?

Il Brasile per me rimane la meta ideale per costanza, qualità e solidità del vento. L’aliseo persiste per tanti mesi e quando parti sei tranquillissimo, perché sai che avrai vento ogni giorno. E’ una sicurezza che difficilmente trovi in altri paesi. (confermo! NdGrillo)

 

Un’altra destinazione incredibile dove torno sempre volentieri è la Sardegna (ci sono appena stato). Oltre al vento ha una qualità di mare e natura che non trovi nemmeno nelle destinazioni più esotiche, che non ne avranno mai la stessa magia. Ci sono molto legato.

Quali sono gli Highlights e i Downsides del viaggiare per te?

Gli Highlights sono la curiosità, la voglia di mettersi in gioco, di esplorare, di curiosare in giro, e di vivere altre dimensioni. Questo si può trasformare in Downsides nel senso che esiste una tempistica.

Io ho bisogno anche di certezze e di avere una mia comfort zone. Viaggio, me la godo, mi arricchisco… Però ad un certo punto torno, anche solo per far sedimentare tutto e riviverlo più volte.

Nel viaggio ci sono la scomodità e diversità a cui non riesci ad essere sempre pronto. La comfort zone non è solo fisica, ma anche mentale: le spinte che mi fanno aver voglia di partire sono poi le stesse che ad un certo punto mi fanno venir voglia di tornare. Per me questa doppia faccia c’è sempre.

Farsi la valigia

 

IL VERO VIAGGIATORE PER ME SI VEDE DA COME SI FA IL BAGAGLIO

Qual’è il migliore “Travel Hack” o Consiglio di Viaggio che puoi darci?

Per me il consiglio di viaggio fondamentale è farsi un bagaglio perfettamente calzante con la natura del viaggio che vai a fare.

E’ un approccio giusto al viaggio, che comincia selezionando le cose che ti devi portare. Fai un lavoro di immaginazione importante: attraverso il bagaglio vai a delineare quello che ti aspetta, cerchi di capire quello che ti potrebbe servire e ci ragioni sopra. E’ un modo per vivere il viaggio prima ancora di partire. Ma soprattutto, se hai fatto un bagaglio perfetto limiterai i tuoi problemi in viaggio.

Il vero viaggiatore per me si vede da come si fa il bagaglio.

(In proposito, leggete anche i miei consigli su cosa mettere in valigia! ndGrillo)

David Ingiosi Kite

Raccontaci un aneddoto divertente successo in viaggio!

Mentre vivevo in Kenya, un giorno ebbi un piccolo imprevisto: uscii in kite per andare ad aiutare un cliente e, una volta messo in salvo il ragazzo, recuperato da una barca di pescatori, mi sono trovato da solo in mare con il vento in calo.

Dovevo raggiungere la costa, solo che in quel tratto non c’era più la sabbia bianca da cui ero partito (ride), ma una serie di baie con rocce molto aguzze. Sono riuscito a spiaggiarmi in una di queste baie rompendo l’ala, per poi scoprire che non vi era una via di uscita.

Si stava facendo buio e la marea stava salendo. Non riuscendo nemmeno a camminare su quelle rocce, per la disperazione mi son fatto delle scarpe con delle alghe e dei rami. Ho camminato poi di baia in baia, scoprendole tutte chiuse. Trovandomi solo, al buio, con l’attrezzatura rotta e le scarpe di alghe mi son messo a ridere da solo.

Ho continuato a camminare finché non ho trovato una baia che dava su un giardino di un signore inglese, il quale si spaventò e non voleva aprirmi per nessun motivo.

Alla fine sono riuscito a convincerlo, poi mi son dovuto fare altri 5 chilometri a piedi per tornare alla mia scuola…

Che destinazioni ci sono ancora sulla tua “Bucket List” e qual’è la tua prossima destinazione?

Sicuramente Maui. Per me rappresenta l’origine, tutti gli sport acquatici che amo o sono nati lì o vi sono stati sviluppati. C’è un modo di vivere il mare a 360° che mi piace tantissimo e che vorrei vivere in prima persona. Lì ci sono gli waterman, non conta lo strumento che usi per vivere il mare, ma qualsiasi cosa va bene: il surf, il sup, il windsurf, il kite, ed il nuoto stesso…

E poi c’è il Sudafrica, che è l’altro polo mondiale per questi sport, forse con condizioni addirittura migliori. Probabilmente ci vado già a febbraio prossimo per il King Of The Air!

Hai qualche Consiglio o Motivazione da trasmettere a chi vuole iniziare a viaggiare e/o provare a vivere delle proprie passioni?

Consiglio innanzitutto di trovare le proprie passioni, ma anche di scoprire i propri talenti! Perché si può avere passione anche per qualcosa in cui oggettivamente non si riesce…
Una volta che uno ha capito cosa gli piace, non seguirlo sarebbe stupido. Però lo abbiamo già detto: uno può fare l’avvocato e poi il surfista nel tempo libero, niente è impossibile.

David Ingiosi in barca

Chi ama questi sport viaggia per forza, per cercare le condizioni migliori. Poi non è necessario che il viaggio sia fisico, la voglia di viaggiare e vivere le proprie passioni la vivi soprattutto nella testa.

Viaggi con i piedi ma in realtà viaggi con la testa, e con il cuore.

 

Grazie David, è stato un piacere incontrarti, sono sicuro che prima o poi accadrà anche di persona!

 

Potete leggere gli articoli di David Ingiosi sul suo sito o sulle testate su cui scrive:

- www.davidingiosi.com
- Facebook Account
- Instagram Account

Logo Kitesoul Magazine
 Kitesoul Magazine
- www.kitesoul.com
- Facebook Account
- Instagram Account

Logo Giornale della Vela
Il Giornale della Vela 
- www.giornaledellavela.com
- Facebook Account
- Instagram Account

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

4 commenti su “David Ingiosi: In Viaggio con i Piedi, con la Testa e con la Penna”