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viaggiare coronavirus

2020 Viaggiare ai tempi del CoronaVirus

Mi sono trovato in Viaggio durante l’emergenza Coronavirus, e vi racconto com’è stato.

In questo articolo condivido la mia esperienza su com’è stato viaggiare durante l’emergenza Coronavirus, Covid-19, SarCov2 o come diavolo lo vogliate chiamare. Un viaggio verso Dakhla, con partenza da Venezia (già in allerta ma non ancora “zona rossa”) e precipitoso rientro su Bologna dopo che il mio volo di ritorno è stato cancellato.

Nel momento in cui scrivo l’Italia è completamente bloccata dal DPCM del 9 marzo e successive modifiche. I paesi confinanti hanno chiuso le frontiere e sempre più numerosi paesi e compagnie aeree hanno cancellato i voli da e per l’Italia. Come il grosso degli italiani mi trovo confinato a casa, con il permesso di uscire solo per far la spesa, visto che non ho un cane a cui far fare i bisogni.

landing in between coronavirus

Il mio Viaggio a Dakhla

Il Sahara Occidentale, pur essendo de facto sotto il controllo del Marocco (quantomeno due terzi) è già di per se un territorio conteso, con tanto di linea tratteggiata che lo divide dal resto Marocco sulle mappe. Il che basta al Ministero degli Esteri italiano per sconsigliare di viaggiarvi. Oltre che di viaggi, sono anche un’appassionato di geopolitica, e devo ammettere che raggiungere una zona del mondo che ho sempre visto marcata come non univoca sulle mappe un po’ mi affascinava.

La sensazione rimane comunque quella di visitare il Marocco, con polizia Marocchina alle frontiere, e bandiere nazionali più frequenti rispetto a quanto ricordavo di aver visto due anni prima nel nord del paese.

L’escalation del Coronavirus in Italia prima della mia partenza

Ho prenotato un Kite Camp a Dakhla circa un mese prima, siamo ai primi di febbraio. È in assoluto la prima volta in vita mia che prenoto un all-inclusive, ma vado a fare un corso di perfezionamento freestyle e ci tengo abbastanza da spendere per una settimana quel che normalmente spenderei in uno o anche due mesi di viaggio, a seconda del paese.

Nel momento in cui prenoto, il CoronaVirus pare ancora un problema relegato alla Cina, ed in Italia si è registrato soltanto il caso di due turisti cinesi, risultati positivi il 30 gennaio. L’Italia chiude i voli da e per la Cina, ma questo ancora non mi riguarda.

Nel frattempo però, anche in Italia si cominciano a registrare sempre più casi, finché il 21 Febbraio 2020, numerosi comuni della Lombardia e del Veneto vengono dichiarati in quarantena. Comincio a preoccuparmi.

L’informazione e l’opinione pubblica si dividono tra catastrofisti e persone che credono che si tratti di un’esagerazione e di panico collettivo. Inguaribile ottimista, mi faccio convincere dai secondi e schernisco i miei amici veneti tacciandoli come “untori”. Ma comincio anche a preoccuparmi per il mio volo in partenza da Venezia…

Nella mia regione non si sono ancora verificati casi, ed io mi rivolgo ai miei corregionali pensando “Resistete, RESISTETE!”.

La Partenza dall’aeroporto di Venezia

I giorni a ridosso della mia partenza cominciano a diventare caotici, sia il sito dell’Aeroporto Marco Polo di Venezia sia quello di Trenitalia aprono delle sezioni di aggiornamento sulla situazione CoronaVirus. Teoricamente entrambi i servizi sono garantiti, ma le notizie cambiano di ora in ora, si parla di rallentamenti, di treni che saltano… Decido quindi di farmi accompagnare all’aeroporto.

L'aeroporto di Venezia ai tempi del Coronavirus

Il Giorno più Lungo

Parto da Venezia alle 11:00, essendo un volo internazionale sono arrivato in aeroporto un po’ prima delle 9:00, se tutto va bene atterrerò a Dakhla alle 18:00 dopo aver preso una coincidenza a Casablanca.

Per 10 ore oggi niente starnuti, niente colpi di tosse e non ci si soffia il naso in pubblico, non si sa mai.

La situazione in Aeroporto

L’aeroporto di Venezia è tutto sommato tranquillo, decisamente meno affollato del solito, ma non vuoto. L’argomento è comprensibilmente sulla bocca di tutti e qualcuno sdrammatizza:

Il caffè glielo do in un bicchiere di carta per proteggerla dal CoronaVirus…”

Sommariamente, direi che il 90% degli asiatici presenti indossa una mascherina, a fronte di un 10% degli europei/occidentali. L’impressione è che gli asiatici vogliano proteggersi più dalle seccature che dal virus (pochi giorni prima un filippino è stato aggredito ingiustificatamente in un supermercato).

Tutte le procedure sono assolutamente nella norma. Il mio boardbag con la roba da kitesurf questa volta sta ampiamente nel generoso limite di 30kg ed  il volo parte in orario.

Seduto in aereo, scorro ancora un attimo il mio cellulare. Mi appare un articolo del mio quotidiano locale che segnala il primo caso di CoronaVirus nella mia città.

“Giusto in tempo” penso “sono riuscito a partire”.

In Volo mi accorgo di un problema

Arrivati in quota, riguardo le mie carte d’imbarco, per ricontrollare quanto tempo ho per prendere la coincidenza. Scopro con terrore che la ragazza al check-in mi ha stampato la carta d’imbarco solo fino a Casablanca. Questo significa che una volta arrivato non potrò passare per i transiti, ma dovrò uscire e fare il check-in anche per il secondo volo.

Vi è inoltre un’altra incognita: e il mio boardbag? E’ stato fatturato fino a Dakhla o solo fino a Casablanca? Dall’adesivo attaccato alla carta d’imbarco non riesco a capirlo, una volta atterrato dovrò verificare anche questo, il che porterà via altro tempo…

“Proprio oggi…” penso.

La coincidenza è stretta, solo un’ora e venticinque minuti, e non so nemmeno cosa succederà all’arrivo…

L’Arrivo all’Aeroporto di Casablanca

Dopo l’atterraggio, fin da quando ci slacciamo le cinture si certe una certa tensione nell’aria. D’altronde le notizie corrono, e dal 24 Febbraio l’Italia (che ha eseguito più tamponi che qualunque altro stato europeo) è il terzo paese dove si son registrati più casi di CoronaVirus al mondo, dopo Cina e Corea del Sud.

Alcuni paesi hanno cominciato a prendere provvedimenti nei confronti dell’Italia, ed il 27 Febbraio a Tangeri è stato bloccato un traghetto italiano proveniente da Genova, ma solo per effettuare dei controlli prima di farlo entrare.

Siamo atterrati con 10 minuti di anticipo, in poco più di un’ora e mezza dovrò:

  • Capire dove arriverà la mia valigia con i kite
  • Uscire per rifare il check-in
  • Passare i controlli
  • Imbarcarmi

I tempi sarebbero già stretti così, figurati ai tempi della pandemia…

In volo ci viene consegnato un foglio giallo con un’auto-dichiarazione da rendere al governo marocchino in proposito del CoronaVirus.

Le domande cui rispondere sono le seguenti:

  • Sei Stato in Cina di Recente?
  • Hai la febbre?
  • Hai sintomi influenzali?
  • Sei stato a contatto con persone con sindromi influenzali?

Grazie per la tua comprensione.

L’ingresso in Aeroporto

Scendiamo dall’aereo ed entriamo in uno di quegli autobus che fanno da collegamento tra gli aerei e l’aeroporto. Fa caldo.

L’autobus si ferma davanti a una porta di ingresso di uno di quei tunnel di vetro che conducono agli arrivi. Le porte non si aprono.

Il conducente ed il personale all’esterno ci fanno segno che è un malfunzionamento delle porte, ma i passeggeri marocchini si alterano quasi istantaneamente e qualcuno inizia a tirare pugni al vetro.

Le grida sono in arabo ma si capisce esattamente cosa sta succedendo: i marocchini non ci stanno a non poter rientrare a casa loro…

Finalmente le porte si aprono, in tutto la situazione sarà durata circa dieci minuti, ma con il caldo afoso non è stato piacevole.

Una volta nel tunnel di vetro lo stallo si ripete: il tunnel termina con un divieto ed una porta chiusa. Ricominciano le urla, non si va né avanti né indietro. Ma forse questa volta son stati semplicemente i passeggeri a imboccare una porta errata. Il personale ci fa retrocedere, imbocchiamo un’alta porta ed entriamo finalmente in aeroporto.

Guardo costantemente l’orologio i miei tempi sono stretti.

Controlli per il coronavirus all'aeroporto

Uscita o transito?

Una volta entrati ci sono due linee marcate a terra: rossa per uscire, gialla per i transiti. Entrambe conducono a dei metal detector.

Io sarei in transito ma in realtà so di dover uscire e rientrare, mi piazzo quindi nella fila rossa con il foglio giallo in mano, non senza qualche imprecazione.

Quasi subito da lontano si vede arrivare personale infermieristico con mascherine e le cuffie, ma anche personale di sicurezza con la casacca o in giacca e cravatta. Si scatena il caos, non esistono più una fila rossa o gialla, soltanto un mucchio di persone che sbraita davanti ad un muro di personale di sicurezza. Le grida sono in arabo quindi non capisco come potrebbe evolversi la situazione.

Ricordo però che i marocchini sono persone solitamente gentili e disponibili, comincio quindi ad avvicinare uno ad uno gli addetti alla sicurezza dicendogli in francese che devo prendere un altro aereo, finché il terzo mi fa passare:

“Vai corri!”

Per prima cosa verifico se ai transiti c’è un ufficio della mia compagnia per rimediare, ma purtroppo l’unica rimane uscire. Mi affretto a cercare l’ufficio bagagli smarriti, prendo il primo operatore che trovo e gli mostro l’adesivo del bagaglio.

“Dimmi, questo bagaglio arriva qui o a destino?”

Per mio sollievo mi conferma che è stato fatturato fino al destino finale. Perfetto.

Scatto quindi fuori, spiegando ai poliziotto all’uscita che devo uscire e rientrare di corsa. Alla dogana prego i viaggiatori in fila di farmi passare avanti, consegno il foglio giallo sul Coronavirus e mi faccio timbrare il passaporto.

Corro fino al check-in dove l’addetto, nel vedere che mancavo all’appello, ha già stampato la mia carta di imbarco.

“Prendi, corri!”

Continuo la mia folle corsa cercando di orientarmi tra la segnaletica del terminal dei voli nazionali, sudato e con il fiatone, riesco ad imbarcarmi tra gli ultimi sul bus che ci porterà all’aereo per Dakhla. Appena in tempo.

l'aeroporto di Dakhla

L’Arrivo a Dakhla

All’arrivo a Dakhla, nel piccolo aeroporto ci attendono due persone armate di mascherina, tuta sterile e termometro/pistola laser che misurano rapidamente la febbre a tutti. Proseguo alla dogana, dove rispolvero quel poco di arabo che avevo imparato la volta scorsa in Marocco:

“Salaam-Alaikum” La Pace sia con te.

“Alaikum-Salaam, labas?” Con te sia la Pace, come va?

” Koulchi Mezien, Makein Mushkil!” Tutto bene, nessun problema!

A questo punto il poliziotto passa al francese:

“Ah si? Tutto bene? Mica tanto in Italia con il Corona Virus…”

Per fortuna mi sta solo sfottendo bonariamente, mi dà lo stesso foglio che avevo già compilato sul primo aereo per Casablanca, questa volta una fotocopia, mi timbra il passaporto e mi lascia passare. Sono in Marocco.

Dakhla, sahara occidentale
Un cartello “stop” in arabao a Dakhla, Sahara Occidentale. Leave The Dream, Surf Travel Blog.

L’incertezza del ritorno

Durante la mia permanenza io e gli altri ospiti, italiani e non, continuiamo a sentire le notizie che arrivano dall’Italia attraverso ogni media. L’opinione prevalente è che sia tutta un’esagerazione che sta portando all’isteria collettiva.

Il mio volo di rientro è prenotato per il 9 Marzo, sono un minimo preoccupato ma l’importante era arrivare in Marocco.

“Tanto, cosa vuoi che cambi in solo una settimana?” penso.

La laguna di Dakhla, veduta aerea

Le giornate trascorrono a base di kite, circuiti di cross-fit e yoga… Verso fine settimana però, le notizie cominciano a farsi sempre più intense e cominciamo a preoccuparci per il rientro imminente. Qualcuno sceglie di prolungare la propria permanenza a Dakhla, in attesa che la situazione si tranquillizzi.

La mattina dell’8 Marzo alcuni degli italiani mi avvertono che il loro volo è stato cancellato. Un decreto del presidente del consiglio ha dichiarato la regione Lombardia e la maggior parte delle province del Veneto e dell’Emilia Romagna in quarantena, con divieto assoluto di circolazione. Corro a controllare, io non ho ancora ricevuto nessun messaggio e sul sito dell’aeroporto di Venezia pare che l’attività sia regolare. Passa qualche ora, quando il messaggio arriva anche a me:

“Due to italian restrictions on affected areas, your flight is cancelled”.

Bene.

E adesso? Che si fa?

Dopo una rapida riunione con gli altri ragazzi italiani presenti al camp, le possibili soluzioni che si prospettano sono 3:

  1. Rimanere a Dakhla, cercando una sistemazione più economica. Le previsioni del vento per la settimana sono pessime, ma si può sempre fare un po’ di surf.
  2. Scappare in un altro paese dove il virus non è ancora diffuso e dove si possa fare surf attendendo l’evolversi della situazione. Le Canarie sarebbero la meta perfetta.
  3. Rientrare in Italia con il primo volo possibile.

Pro e Contro

  1. La prima soluzione pare allettante, ma restare a Dakhla significa soggiornare necessariamente presso un resort o surf camp, e diventa costoso. Vi è la concreta possibilità di una chiusura delle frontiere, quindi la permanenza potrebbe prolungarsi più di quanto ci si aspetti. Con l’eventualità di doversi rivolgere al ministero degli esteri per rientrare qualora si rimanesse bloccati. Non ultimo, io ora lavoro in digitale e la connessione wi-fi a Dakhla lascia alquanto a desiderare. Siamo pur sempre tra oceano e deserto…
  2. La seconda soluzione pare più economica, abbiamo tutti dei contatti alle Canarie, si potrebbe affittare un appartamento assieme ed aspettare lì che le cose si risolvano. Le Canarie sono Europa e si vive bene, non sarebbe un problema restarci per settimane o anche mesi, in molti ci abbiamo già vissuto.
    I problemi sono però due: innanzitutto la lontananza dalla famiglia in caso di necessità. Inoltre, in questo momento il passaporto italiano è improvvisamente diventato una patata bollente. Ovunque tu scelga di andare, non è detto che ti lascino entrare.

Sebbene un po’ a malincuore, rientrare al volo per non rimanere bloccato all’estero mi pare quindi in quel momento la soluzione più razionale.

Verso dove volo?

Io vivo a Trieste, comincio quindi a guardare voli per il mio aeroporto e per Lubiana, nella vicina Slovenia. C’è però un dettaglio: per atterrare presso uno qualsiasi dei due aeroporti, devo fare scalo in uno o anche due paesi. Come già visto al punto due dei pro e contro, nel caos che si sta creando non posso dare per scontato che mi accettino in nessun paese, nemmeno in transito. L’unica soluzione, a parità di costo, è prendere un diretto per l’Italia, e da lì cercare di raggiungere casa. Intanto, sarei quantomeno nel mio paese.

Comincio a guardare voli per Fiumicino. Roma non è zona rossa, comincio anche a fantasticare di un paio di giorni in giro per la capitale con amici prima di rientrare a casa, magari fa pure vento… Sapete com’è, il cervello di un viaggiatore non si può cambiare.

Sto quasi per prenotare, quando per scrupolo decido di ricontrollare le zone rosse. Bologna è l’unica provincia dell’Emilia Romagna ad essere verde!

E Bologna sia.

Due ulteriori considerazioni prima di prenotare

  1. Trattandosi di un caso di emergenza, la compagnia non offre rimborsi, ma soltanto un voucher. Ottenerlo vorrebbe dire venir rimbalzato tra i vari call-center. I posti liberi sul volo in questo momento sono 9… Considerato che hanno cancellato i voli sia su Venezia che su Milano, non sarò certo il solo a scegliere di volare su Bologna. Decido quindi di rinunciare al voucher e comprare il biglietto a pieno: 270€. (Per andata e ritorno avevo speso 320€…).
  2. Secondo problema. Una volta a Bologna dovrò attraversare tutto il Veneto, ora zona rossa. Ammesso e non concesso che non sono preoccupato per il contagio, posso affidarmi dei treni? Deciso, all’arrivo mi noleggerò un’auto.

Si ritorna in Italia

Il mio volo per Bologna parte alle 9am del 9 marzo, con scalo a Casablanca. In realtà  il primo volo lo avevo già, in quanto mai cancellato.

Fino a Casablanca tutto liscio, atterro e corro a vedere i voli in partenza: il volo per Bologna mi sorride dal tabellone, mentre accanto ai voli per Milano e Venezia appare la scritta rossa “Cancelled”.

Atterraggio a Bologna

L’arrivo a Bologna

A Bologna, entrati in aeroporto un operatore con la mascherina ci misura la febbre con la solita pisola laser. Ci dividono poi in persone in viaggio verso zone rosse e zone verdi. Io vado a Trieste, quindi sono ok.

Passata la dogana, ritiro il mio boardbag da 28kg e mi dirigo ai noleggi auto. Ho controllato i prezzi prima di partire e vado diretto al bancone della compagnia più economica. Non c’è nessuno, c’è scritto di rivolgersi ad un bancone più in là. Torno indietro ed aspetto a distanza di un metro che la ragazza finisca una telefonata eterna. Quando finalmente riesco a parlarle mi risponde che non mi noleggia nulla senza una carta di identità intestata.

Cristo, è vero, non ci avevo pensato. I noleggi quasi sempre chiedono una carta di credito per la cauzione o per addebitare la franchigia. Io sto viaggiando solo con bancomat e ricaricabile, mai avuta un carta di credito italiana.

Le rispondo di farmi l’assicurazione casco oppure di prelevare direttamente l’importo intero della franchigia, me lo devolveranno quando restituisco l’auto.

Non ne vuole sapere.

Comincio quindi a fare il giro di tutti i banchetti dei noleggi auto, imprecando e trascinandomi dietro il boardbag (28kg). A tutti faccio la stessa domanda:

“Mi noleggi un’auto senza carta di credito?”

“No… No… No…”

Ad un certo punto la risposta che stavo cercando:

“Sì, dove vai?”

“A Trieste”

“Mi spiace, a Trieste non abbiamo un ufficio”.

#&@%!

autobus aeroporto bologna

Piano B

Devo per forza prendere un treno, e incrociare le dita.

Avevo già controllato anche questa eventualità, c’è un bus che va dall’aeroporto alla stazione di Bologna Centrale. Passo prima a comprare una bottiglietta d’acqua: 2€. Bastardi.

Carico il boardbag sull’autobus e vado dal conducente.

“Posso comprare da te il biglietto?”

“No, devi farlo alla macchinetta. E devi portare con te la valigia”

“Stai scherzando? Dov’è la macchinetta?”

“Qua di fronte, ma non puoi lasciare la valigia”

“Tra quanto parti?”

“10 minuti”

Impreco. Calo la valigia dall’autobus. Impreco. Provo a comprare il biglietto con la carta di credito, non la prende. Impreco. Con il bancomat, non lo prende. Impreco.

La ragazza in fila dietro a me mi mette pressione.

“Senti, compro il biglietto anche a te basta che mi lasci in pace”.

Piazzo il cash nella macchinetta e finalmente me ne torno sull’autobus con il mio borsone.

Durante il viaggio controllo i treni, pare ce ne siano in abbondanza. Sereno.

Bologna Centrale, spremute d’arancio in bicchieri di cristallo

Arrivo alla stazione, non è deserta ma è visibilmente molto meno affollata del solito. Le partenze risultano regolari.

Compro il biglietto online, per 13€ di differenza vado in prima classe. Già è stata una giornata da dimenticare. Se il paese è veramente nel mezzo di un’emergenza zombie, a questo punto il viaggio in treno preferisco farmelo da solo.

Ovviamente il binario da cui parte il mio treno è esattamente dalla parte opposta della stazione, sotto terra. Grazie mondo per tanta magnanimità.

Trascino i 28kg di amore all’interno del mio boardbag per tutta la stazione e salgo sul treno. Mi siedo al mio posto e occupo tutti quelli attorno con zaino, borsa e giacca. Emergenza o meno, statemi lontano.

L’arrivo a Trieste

Dal mio treno scendono pochissime persone, io mi trascino dietro la mia borsa dei giocattoli, quindi scendo per ultimo. Hanno chiuso tutte le uscite secondarie in modo da farti inevitabilmente passare per un posto di blocco, composto da due poliziotti e una scrivania.

Uno dei due poliziotti indossa la mascherina, l’altro no e mi sta a due metri di distanza.

Il dialogo che segue è il degno epilogo della giornata.

“Lei da dove arriva?”

“Marocco”

“Sì, ma in Italia?”

“Bologna”

“Bologna è rossa, deve firmare”

“No, Bologna non è rossa! … ehm…. cioè…”

Compilo una dichiarazione in cui scrivo che sto rientrando a casa. Esco dalla stazione dove mi attende il mio coinquilino, che è venuto a prendermi.

“Oh Dani, non immagini che giornata ho passato”.

“E non hai finita, ha sentito le notizie?”

“No…”

“L’intera Italia è zona rossa”.

 

Una Vita in Quarantena

Ora sono qui chiuso in casa come il resto degli italiani, per fortuna ora lavoro nel marketing digitale e sono abituato a lavorare da casa. Il mio home spot di Grado è in provincia di Gorizia, quindi il kite al momento è escluso, a Trieste non esistono posti da cui lanciare. Guardare sfilare giornate di vento e sole è davvero difficile. Come tutti gli appassionati di viaggi, mi chiedo quando potremo tornare a viaggiare, Coronavirus e governi permettendo.

Il Marocco ha sospeso i voli per l’Italia a partire dal 10 Marzo, e chiuso definitivamente i confini dal 14.

All’inizio della quarantena mi son più volte chiesto se non avrei forse fatto meglio a rimanere in Marocco. Con l’inasprirsi delle restrizioni, l’escalation di isteria sui media e sui social, e nel sentire i racconti di chi è rimasto, continuando a surfare ogni giorno… beh ne sento ora la certezza.

Viaggiare dopo il coronavirus

Puoi leggere altre mie disavventure in viaggio in questa sezione, oppure i miei consigli se ti capitasse viaggiare durante un’emergenza.

 

Crediti Immagini: Tutte mie eccetto le prime due che sono di Schroders Italia e di Avel Chucklanov

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